Il Castello dei Principi Doria

Il Castello Doria ha sempre rappresentato nell’immaginario collettivo degli Angresi il monumento più importante del paese.

Difficile è datare con esattezza l’epoca di costruzione: l’origine della sua storia è legata alla posizione strategica del castello/rocca.

Il fatto di essere stato costruito in una zona pianeggiante, lontano dagli antichi insediamenti di via Adriana e del casale degli Ardinghi, e soprattutto per la presenza di altre due torri, quella sul valico di Chiunzi e quella di Lettere, lasciano pensare che il Castello fosse parte integrante di un sistema difensivo più complesso realizzata per il controllo degli assi viari che congiungeva Nocera con Stabia e Sorrento e la valle con la costa. Il Castello era già presente nel 1290, quando re Carlo II d’Angiò, detto ‘lo zoppo’, assegnò il feudo di Angri a Pietro Braherio o De Braherii.

La torre maggiore, "il Mastio", è certamente la parte più antica dell'intero edificio. Essa potrebbe infatti risalire all'epoca romana e ciò si può desumere dal vario materiale di costruzione nel quale predomina la pietra locale, il tufo duro e dolce, cocci di cotto, la selce; materiali connessi non ad opus reticulatum romanum, ma cementati con abbondanza di calce senza malta di copertura all'esterno, trattandosi infatti di un'opera di guerra (opus militare); ha una forma architettonica ampia, circolare ed altissima, tipica delle torri romane, suddivisa all'interno in più piani.

Durante la lotta per la successione al trono di Napoli tra Angioini ed Aragonesi, nel 1421, la Torre "OPPIDIUM ANGARIUM" fu data alle fiamme da Braccio Forte da Montone su ordine della Regina Giovanna II d'Angiò.

La grande famiglia nobile dei Doria, di origine genovese, nel 1613 si insediarono ad Angri, divenuta grazie a loro "Principato", e ne detennero il feudo fino al 1806, anno in cui fu abolito il feudalesimo. Come loro dimora fecero costruire, accanto alla torre medievale un castello di stile vanvitelliano con annesso un parco, affidando all'arch Pompeo Schiantarelli la realizzazione di un "giardino delle delizie", caratterizzato da ricche aiuole con alberi secolari con al centro una collinetta artificiale, che racchiude all'interno una grotta. 

Il Principe Marcantonio Doria, affidò la radicale ristrutturazione del castello all'architetto Francesconi. Fu alleggerito dalle possenti strutture del primitivo aspetto di severo maniero e adattato a comoda dimora signorile. 

Il Castello è diviso in tre blocchi: le due torri concentriche o Torrione, il cortile d’ingresso con lo scalone ed il palazzo vero e proprio su tre piani. Il vecchio, severo ed oscuro chiostro fu adattato a grandioso atrio e arricchito da un artistico cancello di ferro su cui troneggia l'aquila bicipite dei Doria. Dal piano dell'atrio, per una monumentale scala con logge sovrapposte in pietra nera che si apre ad ali di falco, si accede alla torre maggiore e al piano nobile. La torre circolare, munita di merli che si elevano alla destra del complesso che conserva il fossato originario, fu circondata da una grande anello su due piani che cinge il corpo della torre. Quest’ultima è l’unica superstite dell’assetto antico della roccaforte.

Nel 1908 l'Amministrazione Comunale acquistò il castello per novantamila lire, trasformandolo nella sede del Municipio e carcere. Il Parco è stato adibito a Villa Comunale mentre la dependance è diventata sede del Casino Sociale. L'aia della Corte, che era stata utilizzata dai contadini per stendervi il grano d'india (ovvero il mais) ad asciugare dopo il raccolto, fu messa a disposizione della cittadinanza per la costruzione del Monumento ai Caduti.

Durante la seconda guerra mondiale fu colpito, insieme alla Collegiata, da una ventina di proiettili d’artiglieria sparati dalle truppe Alleate dal valico di Chiunzi. 

Dopo una serie di restauri attualmente è sede di eventi e mostre.