Giovanna II: una Regina maldestra

C'era una volta una Regina, si chiamava Giovanna II d’Angiò: nacque a Zara il 25 giugno 1373, si sposò ma non ebbe figli. Arrivò al trono a 43 anni ed il suo regno fu estremamente travagliato, attraversato da alterne vicende.

Inesperta a regnare, senza alcuna pratica di governo, avendo trascorso la vita tra svaghi e divertimenti, feste, tornei e banchetti, fu costretta ad fronteggiare insidie alle quali non era preparata, vittima di avidi personaggi.

 
 

Quando rimase vedova di Giovanni d'Austria la corte la invitò a contrarre un nuovo matrimonio, in modo da assicurarsi una discendenza legittima così da consolidare la stabilità della dinastia Angioina sul trono.

Giovanna si risposò nel 1415 con Giacomo II di Borbone, un uomo di nobili origini, ma di pochi scrupoli. Aiutato dai Baroni, costui s’impossessò del potere costringendo Giovanna a sostenerlo nel governo. La tenne sequestrata in Castel Nuovo lasciandola uscire solo in circostanze eccezionali, ma nel 1416, grazie ad un'azione di forza degli uomini a lei più fedeli, assediarono il castello per liberarla e per restituirle la libertà ed il potere. Giacomo della Marca fu costretto a scappare in Francia, dove, poi, si ritirò in un convento, diventando frate.

Ben presto Giovanna ebbe un nuovo favorito: Giovanni Caracciolo detto “Sergianni”. La Regina lo colmò di privilegi e lo nominò Gran Siniscalco del Regno ovvero amministratore delle sue proprietà, divenendo il vero detentore del potere a Napoli. Caracciolo si inimicò i Baroni, che offrirono nel 1419 la corona del Regno a Luigi III d'Angiò. Contavano sull’aiuto del papa Martino V per questa operazione segreta, credendo di avere gioco facile con Giovanna. La Regina però scoprì la congiura e invocò l'aiuto di Alfonso d'Aragona, re di Sicilia, nominandolo nel 1421 suo erede.

Ebbe, così, inizio la terribile lotta tra gli schieramenti Angioini e Aragonesi, che scaraventò per molti anni nell’anarchia il Regno di Napoli, fra alterne vicende belliche, mentre Giovanna, per la successione al trono, altalenava fra l’adozione ora di Alfonso ora di Luigi. 

Giovanni Zurlo, Conte e Signore Feudale dell'Oppido d'Angri si schierò contro la Regina che aveva rinnegato il legittimo erede al trono, Luigi III D'Angiò.

La Regina, molto adirata, decise di punirlo dell'affronto subito. Gli scagliò contro uno dei più potenti capitani di ventura di quei tempi, Andrea dei Fortebracci da Montone che nel settembre del 1421 assediò Angri e dopo una strenua difesa del popolo angrese, la conquistò e devastò l'intero abitato.

Alfonso ai primi di settembre del 1421 giunse a Napoli. Per due anni egli si prodigò per farsi riconoscere i diritti ereditari dal Papa; pazientemente attendeva che la Regina abdicasse in suo favore. Non avvenne niente di tutto ciò: anzi lei si rimangiò la parola data e nominò nuovo erede proprio Luigi III d'Angiò. Alfonso non accettò di farsi da parte, e nell'ottobre del 1423 assediò militarmente Napoli con l'intenzione di imprigionare la Regina e spedirla in Catalogna. La città capitolò: Giovanna riuscì a salvarsi a stento. L'anno dopo Luigi III d'Angiò riuscì a rioccupare Napoli.

Per alcuni anni Giovanna fu quasi segregata in Castel Capuano da Sergianni, che ormai esercitava un potere tirannico. La sua sfrenata ambizione, sempre più avido di potere e ricchezze, cominciò ad irritare la Regina. Opportunamente consigliata dalla sua corte, nell'agosto 1432 ordinò l'assassinio di Sergianni. Giovanna revocò l'adozione e decise di adottare nuovamente Alfonso che sfruttò l'occasione per impossessarsi nuovamente della corona. Colpita nell'orgoglio la Regnante si rivolse nuovamente a Luigi III d'Angiò, che però morì nel 1434.

Neanche un anno dopo, a 64 anni, moriva Giovanna II: prima di spirare, la Regina nominò erede Renato d'Angiò, fratello del defunto Luigi III. Fu seppellita con semplicità sotto l’altare maggiore della chiesa dell’Annunziata Maggiore a Napoli. Con la sua scomparsa venne a cadere la dinastia degli Angiò-Durazzo dal trono di Napoli. Nelle sue ultime volontà della Regina c’era, quasi certamente, l’idea di far tramandare il valore della dinastia alla quale apparteneva.

Il periodo seguente sarà travagliato dal lungo conflitto fra Renato d'Angiò e Alfonso V d'Aragona, tornato a rivendicare i propri diritti sul Regno. E alla fine sarà proprio lui a prevalere, insediandosi sul trono nel 1442 col nome di Alfonso I, detto il Magnanimo. Da lui discenderà la dinastia degli Aragonesi di Napoli, che reggerà le sorti del Regno con alterne fortune fino al 1496, anno della detronizzazione di Ferdinando II.