Il sangue angrese del Battista

Due navi trasportavano prodotti dall'Italia all'Africa. Da una delle due navi era stata ricavata la statua di San Giovanni, scolpita da un marinaio sull'albero per le vele. Il bastimento sotto il buon auspicio della statua riusciva ad assicurare un commercio più redditizio e viaggi più sicuri e veloci. I marinai dell’altra imbarcazione mercantile invidiosi della velocità della nave guidata dal “Santo”, l'assalirono rubando la statua. Tentarono di darle fuoco senza nessun esito, allora la misero su di un carro trainato dai buoi per disfarsene; si racconta che gli animali abbiano smesso di trainare il carro in aperta campagna ad Angri. Alcuni contadini pensarono subito che la statua fosse stata mandata dal cielo e ritennero che fosse di buon auspicio. Decidesero di costruire una chiesa nel punto in cui si era arrestato il carro e da allora San Giovanni venne proclamato Protettore del posto.

 
 

Il culto delle reliquie

Il culto delle spoglie mortali dei Martiri della fede, gli strumenti del loro martirio o anche il corpo di un santo hanno sempre avuto una grande rilevanza “mediatica” tra i fedeli in tutte le epoche.  E la Chiesa dà massima importanza a tali resti sacri al punto che ha provveduto a stilare apposite norme che le tutelano.

Nel mondo cristiano il primo esempio legato al sangue lo si deve a Gesù che lo istituisce con il sacramento dell’Eucarestia. In rispetto e l’importanza data al sangue deriva dalla concezione antica che in esso risieda la forza vitale. Il sangue versato dai martiri viene subito raccolto dai presenti, d’altro canto tali reliquie rappresentano una prova inconfutabile del martirio e conservarle assicurava protezione che si estende su tutta la comunità dei fedeli.

Cosi seguendo questo pensiero dopo il martirio del Battista, il capo e il corpo seguirono sorti diverse: il primo fu dato a Salomè, mentre il corpo venne tumulato dai suoi discepoli in un sepolcro a Samara. L'imperatore Giuliano, il 29 agosto 362, ordinò di bruciarne i resti e di disperdere le ceneri; un monaco presente raccolse ciò che potè, terra e cenere e le spedì a Genova.

Dal IX secolo inizia l’uso di esporre pubblicamente le reliquie e nasce la necessità di realizzare i primi reliquiari. Fu inevitabile che uomini di pochi scrupoli iniziassero a “fabbricare” ad arte delle reliquie a seconda dei bisogni e delle “richieste”. Ecco, quindi, che nella cristianità si venerano ben 13 teste di San Giovanni, per non parlare di mandibole, bracci e dita.


L'arrivo del sangue del Battista in Italia

Varie fonti asseriscono che una ricca matrona orientale abbia portato in Francia la reliquia del sangue che successivamente giunge a Napoli con i d’Angiò intorno al 1265 (originari dell'ononima provincia D'angiò). Ancora le cronache dell'epoca affermano che, dopo la sconfitta inflitta a Manfredi e Corradino di Svevia, Carlo I d’Angiò (Re di Napoli) ne fa dono al monastero di Sant’Arcangelo a Baiano; nel 1554 questo sangue contenuto nella boccetta si liquefa per la prima volta in maniera documentata, esattamente come avviene per quello di San Gennaro. 

Nel corso dei secoli si decide di frazionare il sangue contenuto nell'ampollina e di donarlo ai vari conventi  e monasteri presenti nel napoletano perdendo così il suo formidabile potere di passare dallo stato solido a quello liquido. 

Le nuove varie ampolline, ricavate da quella originaria, nel corso dei secoli subiscono varie sorti: di alcune se ne perdono le traccie a seguito della chiusura e dell'accorpamento dei conventi, altre vanno ad arricchire collezioni di reliquie di chiese importanti di Napoli, altre diventano di proprietà privata di nobili famiglie.

La nostra Collegiata venera resti sacri, quasi tutti dotati di autentica: quelli di San Gaetano, Sant’Anna, San Filippo Neri, San Concordio, San Benedetto, lo stesso Sant’Alfonso e il martire romano Eliodoro oltre che di un'ampollina contenente il sangue di San Giovanni Battista.

La prima notizia certa dell'ampollina angrese risale al 1890; contiene quello che appare essere liquido ematico rappreso: è sigillata con stoffa e ceralacca, presenta sulla faccia la didascalia Sangui S. Joann. Bapt. stampata su una strisciolina di carta incollata sul vetro; è conservata in un reliquiario di recente fattura, commissionato dall'Abate Alfonso Raiola nel 1965 dopo un furto sacrilego e il fortuito recupero. All'epoca era in costruzione il tratto autostradale Pompei Salerno e i Carabinieri individuarono la refurtiva nel cantiere; accompagnarono, don Alfonso sul posto per identificare gli oggetti sacri, in un anfratto buio, l’abate ebbe l’impressione che l’ampollina con il sangue del Battista brillasse di luce propria; Non è mai stato documentato nessun caso di liquefazione.

La chiesa non dispone di alcuna bolla di autentica, ma il piccolo contenitore vitreo presenta l’impronta di un sigillo sulla faccia normalmente non visibile che si può esaminare solo aprendo il reliquiario. Tale sigillo appartiene ad un arcivescovo metropolita, come si deduce dai dieci fiocchi per lato che si dipartono dai cordoni del cappello, dalla presenza del pallio sotto lo scudo e dalla croce astile accollata in palo dietro al medesimo.

Certamente è fondamentale risalire al “proprietario” del sigillo, sia per definire l’autenticità sia la datazione della reliquia, ma per quante ricerche siano state fatte nell'archivio della chiesa non è stato possibile identificarlo.

Ora, considerata la vicinanza con Napoli, è lecito supporre che la reliquia custodita nella Collegiata di Angri provenga dal gruppo di ampolline napoletane e che si tratti di una di quelle andate disperse. Rimane giustificato il dubbio intorno alla sua veridicità soprattutto quando non esistono bolle di autentica e di come sia giunta ad Angri ma è noto che la Fede non ha bisogno di prove inoppugnabili per esprimersi.

In sintesi, la reliquia del Sangue del Battista di Angri, così come afferma lo studioso angrese Giancarlo Fiorino, è degno del massimo rispetto poichè contiene certamente un "qualcosa" di molto antico ed è senza ombra di dubbio per tutti gli angresi un oggetto di profonda venerazione.